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> IL SETTIMO SPLENDORE
> La modernità della malinconia
Verona – Palazzo della Ragione dal 25 marzo al 29 luglio 2007


L’evento espositivo IL SETTIMO SPENDORE va ricondotto all’accurata analisi teorica elaborata dal direttore della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti di Verona Giorgio Cortenova, suddivisa in sei sezioni, ognuna delle quali volta a sondare tematiche, spesso controverse, correlate alla malinconia.

Il lungo lavoro di ricerca, che abbraccia un periodo esteso agli ultimi sei secoli, è in grado di coinvolgere il visitatore grazie al susseguirsi di 200 opere, ammirabili nelle splendide sale del Palazzo della Ragione, recentemente restaurate dall’architetto Tobia Scarpa.

Il titolo della mostra rimanda al settimo cielo del Paradiso descritto nel capolavoro dantesco; luogo dove dimorano le anime degli spiriti malinconici e riflessivi, seppure ricondotto dal curatore all’idea di uno stato d’animo positivo, più che drammatico, strettamente congiunto alla creatività moderna [1].

La prima sezione viene dedicata a I conflitti della forma, con opere come quella enigmaticamente famosa con l’angelo pensoso di Dürer, o come il Volto virile per la Volta Sistina di Michelangelo, che con tratto veloce di matita rossa ferma un momento di introspezione e di straniamento dal quotidiano.

Passado alla sezione Gli enigmi dell’anima, si rimane folgorati dallo straordinario Ritratto di giovane del Giorgione, dove infinitesime particelle di luce sembrano magicamente addensarsi per materializzare il mistero del divenire, prendendo le forme di un personaggio assorto nelle domande che stazionano lungo il percorso conoscitivo. Domande che la Natura sembra indurci a risolvere, pur lasciando l’enigma inesorabilmente irrisolto.
Qui la pittura veneta raggiunge una delle note più alte della sua bellezza, grazie all’incontro di una mirabile soluzione cromatico-atmosferica, unita alla resa del senso di isolamento insito nell’esistere.
Anche il veneziano Lotto ci consegna un ritratto dalla forte componente psicologica. Possiamo infatti soffermarci sulla fissità dello sguardo del gentiluomo con cane pastore bergamasco perso verso un punto immaginario, dove il possibile diventa mera constatazione della caducità umana. I valori tonali sono cupi, singolarmente cupi per l’area veneta del Cinquecento, quasi come se il pittore avesse deliberatamente chiuso tutte le imposte per impedirsi la vista della multiforme luce lagunare.
Spiccano anche il Ritratto di Federico Martinengo del Moretto, e la delicata narrazione poetica dell’Annunciazione del Savoldo, così abile nel rendere l’espressività delle mani, quasi fossero la trasposizione visiva del dialogo in corso.
Estremamente geniale e fortemente contemporaneo il De Chirico de Il pomeriggio soave, che nel 1916 riesce a coniugare nell’invenzione metafisica il geometrico rigore mentale del pensiero occidentale con banali, quanto imprevedibili, oggetti tratti dal vissuto quotidiano.

Arriviamo così alla terza sala dal titolo Visioni e visionarietà, ricca di altrettante sorprese come After the Deluge di Watts, forte di una soluzione formale che rasenta l’astrazione e dai rimandi al migliore Turner. Protagonista è qui la luce, che carica la scena di un forte valore simbolico, attraverso una riduzione degli elementi costitutivi, al fine di amplificarne la forza comunicativa e persuasiva. Stupisce la geniale modernità della soluzione cromatica adottata ai piedi del paesaggio, dove compare una stesura purpurea nata da esigenze di puro equilibrio cromatico, avulse da possibili annotazioni naturalistiche.
Altro artista visionario, troppo frettolosamente mantenuto su derive post-impressioniste, è Pierre Bonnard, ovvero un raro maestro nel coinvolgerci in dimensioni altre, attraverso le rifrazioni della sua pittura dalla raffinata sensibilità nel trattare l’elemento luce-colore.
Non si può evitare di ricordare il fascino suscitato dai segreti numerici, protagonisti del dipinto Amalassunta 75 di Licini, o i lampadari muti nel Salon de musique di Pizzi Cannella, sorta di fari dal fascino decadente, oltre che desolati personaggi intrappolati in un’oscurità opaca e angosciosamente insondabile.

Il teatro della storia e della vita ci accompagna nella quarta sezione, e ci consegna La comparsa di Mafai splendidamente pensosa, come se stesse domandandosi dove finisce la finzione e comincia l’autentico mostrasi del sé. Quest’opera sembra surriscaldarsi dall’incontro dei toni gialli, rossi e verdastri, palesando l’autentica energia comunicativa del Maestro della Scuola di Via Cavour.
Il tempo subisce un arresto con l’Arma da pane di Paladino; la solitaria figura seduta regge un peso ancorato alla fronte, sorta di presenza metaforicamente sospesa in una dimensione, tra il temporale e il mentale, di valutazione del ‘discorso’ artistico e umano.

L’indagine sulla malinconia si sposta ora su Lo spazio tra contemplazione e spaesamento, dove lo scenario architettonico di derivazione classica convive con le figure abbozzate, tormentate, fermate sulla tela con un segno rapido e sommario negli Eremiti tentati dai demoni, opera già attribuita al Magnasco, qui invece a S. Ricci.
Si evince nella raffigurazione un perenne contrasto tra le facoltà razionali e l’onda inarrestabile delle passioni e delle deviazioni insite nella condizione terrena.

La sesta ed ultima sezione è dedicata a Il brivido dell’Ideale, come quello ottenuto dalla sintesi del segno di Ingres nell’Etude pour Vènus Anadyomène, col suo fascino di bellezza sognata, quasi sussurrata da una linea sensuale, morbida e minimale; mirabile traccia, altrimenti inesprimibile, della Forma Assoluta, figlia, appunto, del fremito ideale-creativo dell’artista.

Giovanni Ciucci
Mostra visitata il 21/04/07



Note:
[1] Giorgio Cortenova, Catalogo Marsilio Editori s.p.a., Venezia, marzo 2007

Il Settimo Splendore. La modernità della malinconia – a cura di Giorgio Cortenova.
dal 25 marzo al 29 luglio 2007
Verona – Palazzo della Ragione – Piazza delle Erbe

Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
fatta eccezione per il sabato e la domenica nei quali l’apertura sarà dalle 9.30 alle 21.30

www.settimosplendore.it
www.palazzoforti.it
info e prenotazioni 199.199.111

Catalogo Marsilio Editori s.p.a.